Il culto di Condom – Premesse generali

Quando l’uomo smette di credere in Dio, non è vero che non crede più a nulla, crede a tutto.

(Attribuita a Gilbert Keith Chesterton)

Il tema di questa serie di post è serio, anzi per certi versi tragico. Userò tuttavia un linguaggio lieve, sia per cercare di alleggerire la necessità di dover scrivere cose note a una parte dei miei quattro lettori, sia perché credo che uno stile paradossale si adatti meglio di ogni altro all’intima natura del tema in oggetto.

Due sere fa, stavo cercando nella mia pagina facebook un link che avevo pubblicato quattro mesi or sono. Con mia grande sorpresa, ho scoperto che il link era sparito: c’erano quelli che avevo pubblicato precedetemente e quelli che avevo pubblicato successivamente; tutti, tranne quello. La cosa ha incominciato a insospettirmi; lo avevo pubblicato nei giorni delle polemiche che avevano investito il Papa in seguito alle sue dichiarazioni sulla scarsa efficacia del preservativo come unico strumento per combattere l’Aids in Africa. Il link rinviava a questa pagina di amazon.com che presenta un approfondito studio sul campo del dott. Edward C. Green, direttore del Progetto di ricerca sulla prevenzione dell’Aids dell’Università di Harvard (cioè di una delle più prestigiose del mondo e certo non un ateneo cattolico…), le cui conclusioni sono sostanzialmente in linea con la posizione espressa da Benedetto XVI (qui una breve recensione del libro nella nostra lingua).

Certo, non poteva essere casuale il fatto che mancasse proprio quel link. È in effetti non lo è per nulla, come ho appreso da questo articolo di «Repubblica» - inopinatamente(?) pubblicato nella sezione “Tecnologia” -, nel quale si dà notizia di un gruppo di utenti di facebook che sono stati censurati dai gestori del sito nel bel mezzo di una discussione sulla frase del Papa, sviluppatasi in seguito alla loro pubblicazione on-line di un editoriale di «Avvenire». La pagina con la discussione è sparita di punto in bianco, senza alcun tipo di avvertimento o spiegazione. Evidentemente il mio link, trattando lo stesso argomento, è stato eliminato nel corso di un lavoro di ‘ripulitura’ effettuato dopo ‘l’incidente’ di cui dà conto «Repubblica». Nelle Condizioni di utilizzo del social network l’unico riferimento a situazioni di questo genere è il divieto di “infrangere la legge” (quella della California?) e di “ledere i diritti altrui”, non meglio specificati. Possiamo quindi inferire che pubblicare “messaggi offensivi”, ad esempio, sia un modo di non rispettare i diritti altrui. Se è così, bisogna quindi predere atto del fatto che uno studio dell’Università di Harvard per i gestori di facebook è un “messaggio offensivo”.

Non contento, comincio a indagare su come tale norma è applicata. Inserisco nel motore di ricerca del sito le parole “pope” e “aids” e scopro che sull’argomento ci sono oltre cinquanta ‘gruppi’ in varie lingue. Di questi, due – in lingua inglese e con pochissimi iscritti – sostengono la posizione di B.XVI; tutti gli altri sono recisamente contrari e in molti di essi si sprecano: insulti, blasfemie assortite, attacchi pesanti al Papa, alla Chiesa Cattolica o alla religione in genere. Questi evidentemente non sono considerati “messaggi offensivi”. Si deve quindi supporre che l’operazione di ‘ripulitura’ debba essere stata piuttosto accurata, se si è avuta persino l’accortezza di lasciare i due minuscoli gruppi ‘papisti’ a testimoniare la democraticità del sito! A questo punto, le mie remore sono scomparse.

Siccome sono restio a credere alle teorie sui complotti, ho cercato di analizzare il problema in un’ottica antropologica. L’unica spiegazione plausibile che possa dar conto di una tale differenza di valori etici e di sensibilità è che i gestori di facebook appartengano una religione idolatrica, quella del dio Condom. Questo culto, diffusissimo nei Paesi occidentali, si fonda su una versione riveduta e corretta di quel concetto di “fertilità” tanto caro a James G. Frazer. La differenza sta nel fatto che, mentre l’arcaica promessa di fertilità aveva carattere fondamentalemente agricolo, riguardando l’abbondanza dei frutti dei campi e del numero dei figli, la salute, la ricchezza e la prosperità in genere; quella nuova si limita alla promessa della protezione dalle malattie, del soddisfacimento delle pulsioni sessuali per un numero N di volte (dove N è un numero a piacere) e di non generare figli – il che la fa invero apparire come una sorta di ’doppio carnevalesco’ della fertilità. Per la verità essa veicolerebbe anche una promessa di ricchezza, ma questa riguarda solo una ristretta casta sacerdotale; a meno che non si consideri tale quella ‘indiretta’ derivante dal mancato concepimento dei figli.

Il culto si basa su un unico dogma: quello dell’infallibilità del dio Condom. A qualcuno ciò potrà far venire in mente un dogma cattolico, quello dell’infallibilità papale. Occorre allora precisare che le due credenze non sono quantitativamente confrontabili. Se infatti l’infallibilità del Papa è una prerogativa che si palesa rarissimamente – solo quando proclama un nuovo dogma o afferma definitivamente una dottrina rivelata -, la fede nell’infallibilità del dio Condom si esprime ogni giorno, milioni e milioni di volte in tutto il mondo. Va detto che il dogma si basa su un valore oggettivo: l’alta affidabilità del profilattico, che le aziente produttrici quantificano in un 98% (se e solo se è usato corretamente e in certe condizioni). Il dato, tuttavia, per l’adepto non ha un reale valore scientifico, è semplicemente un altro modo di esprimere la formula con cui si evoca il dio: “Sesso sicuro!”. Questa formula - simile a un mantra – egli l’ha sentita ripetere un numero altissimo di volte, sin da quando era bambino, dai più diversi ‘agenti educativi’. L’associazione dei due termini ha per lui un significato magico che lo proietta immediatamente in quel sogno di moltiplicazione delle “piccole morti” freudiane , di cui s’è detto.

Proprio in ragione del dogma, il ‘condomita’ tende a rifuggire un franco dialogo interreligioso. Se per ipotesi, in una discussione, si provasse a fargli notare che quel “98%” significa che 1 volta su 50 il dio Condom sbaglia, in qualche caso si vedrebbe lo sguardo dell’adepto adombrarsi… (anche perché 49 può essere un numero N a piacere, ma anche no). Questo ci introduce gli aspetti del culto lagati ai tabù. Essendo il dogma di natura mitica e non il frutto di un lungo confronto dialettico, gli adepti non tollerano che circoli il minimo dubbio sulla loro verità di fede. Ciò spiega l’annosa “guerra di religione” col Cattolicesimo, che ostinatamente si contrappone al culto di Condom, arrivando addirittura a mettere in dubbio la veridicità del dogma, soprattutto in riferimento all’uso del profilattico nei Paesi africani e in molti Paesi asiatici. Com’è noto, la critica cattolica si sviluppa su due piani, uno ‘morale-antropologico’ e un altro ’strategico-pragmatico’. Dal punto di vista morale la Chiesa Cattolica combatte il dio Condom in quanto esso è in aperto contrasto con la sua concezione della sessualità, non solo perché il preservativo è uno strumento che impedisce la procreazione, ma anche perché contribuisce in modo decisivo ad affermare l’idea che l’atto sessuale possa essere qualcosa che si può ‘consumare’ e ‘commercializzare’, come una qualsiasi merce ‘usa e getta’. Dal punto di vista ’strategico’, invece la Chiesa si limita a sostenere quella che, più che una verità, è un’ovvietà: il fatto cioè che, nei casi di malattie sessualmente trasmissibili, la castità dà maggiori garanzie del dio Condom, la cui efficacia, per quanto alta, non potrà mai essere assoluta.

Se tuttavia in Occidente l’efficienza del preservativo come strumento di protezione è attestata su standard molto alti, ciò non accade in moltissimi Paesi asiatici e soprattutto africani, dove, per vari motivi (climatici, culturali, socio-economici), la sua efficacia profilattica si riduce drasticamente. Ormai questa grande differenza di performatività è un dato scientifico acclarato che dovrebbe spingere a promuovere strategie di lotta All’Aids che non prevedano esclusivamente l’uso dei preservativi. Ciononostante, se si prova a farne cenno ai ‘condomiti’, essi sentono minacciata la loro religione; in genere accade che si stracciano le vesti e accusano l’interlocutore di “partire da posizioni dogmatiche e preconcette”; se è in loro potere gli toglieranno la possibilità di  esprimersi, altrimenti non accetteranno comunque il confronto e lo trasformeranno in ‘zimbello’, descrivendolo nel migliore dei casi come lo ’scemo del villaggio’ e nel peggiore come un corresponsabile di genocidi di massa. Questo perché, per un ‘condomita’, il problema che non si può risolvere coi profilattici, si potrà certamente risolvere con più profilattici.

[CONTINUA]

Tag:

8 Commenti a “Il culto di Condom – Premesse generali”

  1. Carlo Gambescia scrive:

    ;-)
    Eccellente. Aspetto il seguito…
    Un caro saluto,
    Carlo

  2. zaira scrive:

    almeno questo “culto” aiuta i ragazzi a tenersi lontano dall’aids! io credo che nel 2009 la prevenzione sia ancora fondamentale così come la sensibilizzazione.. una bella iniziativa in tal proposito è quella del concorso HIVideo che invita i ragazzi a realizzare spot audio o video sulla prevenzione dell’aids e delle malattie sessualmente trasmissibili. datre un’occhiata al sito hivideo.it!

  3. Rutebeuf scrive:

    Come “culto” preferisco quello cattolico anche per la prevenzione dell’Aids: com’è noto lo Stato che ha la più bassa percentuale di malati sono le Filippine (0,01%!) che, non a caso, sono anche uno dei Paesi asiatici con la più alta percentuale di cattolici (85%) e che hanno raggiunto questo risultato di fatto senza usare il preservativo.
    Certo, per chi non è cattolico – o comunque non segue la morale cattolica -, il dio Condom è sicuramente meglio di nulla, se vive in un paese occidentale (e quindi: bene la vostra iniziativa!).
    Per chi vive in Africa, invece, il culto di Condom è terribilmente dannoso (attenzione: non parlo dell’uso del preservativo in sé, ma del considerarlo l’unica soluzione praticabile), come cercherò di dimostrare nel seguito di questo post.
    In ogni caso, ti ringrazio dell’invito che sicuramente onorerò: mi interessano molto i lavori dei ragazzi!

  4. Giampaolo scrive:

    In chiave teologica (il riferimento è alla teologia cattolica, non a quella condomica) sarebbe interessante considerare la misura in cui il condom costituisce il mezzo attraverso il quale si realizza quella che il Magistero definì “cultura di morte” Cfr. Evangelium vitae et Humanae vitae.

    Detto in altri termini: il preservativo permette la dissociazione innaturale tra aspetto procreativo e aspetto unitivo dell’atto sessuale, riducendolo ad azione intesa al solo piacere fisico. Questa perversione dei fini, mediante l’artificio del lattice, lo stesso vale per gli altri metodi contraccettivi chiaramente, è mortifera per due ragioni: la prima perchè contro natura, secondariamente perché esclude positivamente la possibilità procreativa intrinseca all’atto. Non è casuale il fatto che i sostenitori di queste metodiche non abbiano alcuna remora (né vergogna logica) a definire anche l’aborto come tecnica contraccettiva.

    E’ chiaro che non vi sia un nesso diretto tra la contraccezione, mortifera, e i contagi venerei, di cui l’Aids è solo un capitolo, né sarebbe corretto invocare una sorta di ordalia riparatoria a mo’ di teodicea, che spiegasse il rapporto, comunque stretto, tra i siero-positivi e gli utenti del condom. Fatte però queste doverose premesse, e alla luce del Magistero testé ricordato, è quanto meno legittimo interrogarsi sull’esito di una cultura di morte, in sé deforme, che ha tra i propri esiti quello epidemiologico.

    Un caro saluto, e auguri per il blog che si presenta di grande interesse!

  5. Rutebeuf scrive:

    Caro Giampaolo, ti ringrazio molto per la visita – quanto mai gradita -, per gli auguri, e ancor più per il commento, al solito, straordinariamente stimolante. Prima o poi spero di muovermi nella direzione da te indicata, anche se non ti so dire se ciò avverrà a breve o a lungo termine. Il mio punto di partenza è cercare di mostrare come i ‘fedeli di Condom’ si comportino secondo istanze magico-sacrificali di natura tribale, salvo poi accusare chi li critica – anche su basi scientifiche, non solo teologico-morali – di tenere tale comportamento (Mt 7,1-6). In questo senso, credo che una rilettura ‘a posteriori’ delle polemiche scatenatesi nel corso del viaggio in Africa di B.XVI possa essere particolarmente istruttiva.
    Un carissimo saluto!

  6. Roberto scrive:

    Sono stato cancellato da Facebook da un giorno all’altro senza nessuna email di preavviso. Ho anche chiesto spiegazioni, ma mi è stato risposto che la mia mail non era associata a nessun account.
    Ora che ci penso, è successo proprio in aprile, mese in cui avevo pubblicato questi tre pezzi sul mio profilo (e sul mio blog):
    http://archeodada.altervista.org/totalitarismototale/?p=428
    http://archeodada.altervista.org/totalitarismototale/?p=422
    http://archeodada.altervista.org/totalitarismototale/?p=415
    Finalmente ho capito il perché!

    Saluti (e complimenti per il blog)
    R.

  7. Rutebeuf scrive:

    Ciao Roberto!
    I tuoi post – che non conoscevo – sono caratterizzati da un tono e da contenuti assai simili al mio. A questo punto, nel ’seguito’ di questo – che sarà incentrato più specificamente sulla questione Papa/Aids/Africa – sarà doveroso citare anche il tuo blog, che d’ora in avanti seguirò con grande attenzione!
    Rinnovo i saluti e ricambio i complimenti!

    C.

  8. Roberto (Totalitarismo Totale) scrive:

    Salve Claudio, scusa il ritardo con cui ti rispondo, ma ero in vacanza! Ti ringrazio molto per avermi inserito tra i link, è un onore. Ora leggerò gli articoli che mi sono perso in questo periodo. Sono certo che anch’io in futuro citerò spesso il tuo blog.

    A risentirci
    R.

Lascia un Commento